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Perchè un nuovo stucco?

Lo studio di questo prodotto ha preso l’avvio dalla considerazione che non esisteva sul mercato un prodotto idoneo alla stuccatura di materiali lignei di pregio e che presentassero una debolezza strutturale.

Inoltre non esisteva nemmeno un materiale che potesse essere iniettato nelle lacune e nelle fessurazioni, e che presentasse contemporaneamente le seguenti proprietà:

  • leggerezza
  • reversibilità
  • assenza d'acqua nella formulazione
  • assenza di ritiro al momento della presa

Dalla letteratura si riscontra che la stuccatura, ossia il riempimento delle cavità presenti nei manufatti lignei, per quanto sia una delle operazioni frequenti nel restauro, non è stata mai molto indagata.
Da sempre però è stata condotta con una varietà di prodotti, derivanti ancor oggi dall’esperienza e dalla pratica di bottega, e solo più recentemente, da prodotti industriali a base di resine sintetiche, acriliche, viniliche o poliesteri, non pensati però per il restauro di opere d'arte.

Cos'è uno stucco?

Uno stucco è un materiale definito dalle seguenti proprietà:
• consistenza pastosa, che acquista durezza in un tempo ragionevolmente breve
• discrete proprietà adesive
• minimo ritiro con l’essiccamento
• discreta lavorabilità al termine dell’essiccamento
• buone proprietà di durata nel tempo
• inerzia chimica nei confronti del substrato

Altre proprietà che sono desiderabili, ma non strettamente necessarie, sono:
• facilità di utilizzo
• inattaccabilità da parte dei microrganismi
• facilità di colorazione
• buona definizione nel caso di utilizzo per riproduzioni in stampi in silicone

In presenza di una lacuna nell’opera lignea un intervento tradizionale è quello dell’inserimento di un tassello di legno, le cui problematiche non sono oggetto di queste considerazioni.
Questi due aspetti coesistono negli stucchi, che devono contemporaneamente fornire un volume, ossia riempire la lacuna, ed insieme rimanere ancorati al manufatto, quindi possedere una certa capacità adesiva.
La composizione di uno stucco riflette l’esigenza di fornire un volume che sarà associato ad una massa, quindi con degli inerti che devono semplicemente riempire lo spazio, e ancorare questi inerti con un'azione adesiva che sarà affidata a dei leganti.

Gli stucchi tradizionali si basano su miscele di inerti (carbonato di calcio, gesso di Bologna, caolino,…), con leganti acquosi (colla di pelle, caseina, colla d’ossa), oppure con altri leganti come l’olio di lino cotto.
I problemi degli stucchi a base proteica sono: l’elevato ritiro, la durezza raggiunta dallo stucco nell’invecchiamento, l’immissione di acqua, cioè il veicolo, nel manufatto, la difficoltà di preparazione, il possibile attacco di microrganismi.
L’immissione sul mercato di prodotti polimerici ha spinto i restauratori a cimentarsi in combinazioni tra inerti e leganti di vario tipo, dalle vernici flatting, alle dispersioni acetoviniliche. Queste ultime, miscelate con gesso o polvere di legno, danno origine a stucchi plastici che si irrigidiscono nel tempo, oltre a rilasciare acido acetico, che innesca un degrado nella fibra cellulosica. Inoltre permane il problema del ritiro.
Sono stati provati anche stucchi siliconici, ottenibili caricando con inerti le gomme siliconiche (che da sole non sono né carteggiabili né intagliabili). Questi stucchi presentano l’interessante proprietà di essere elastici, e di conseguenza di non innescare in legni degradati stress da tensione.
Tra gli stucchi oggi più utilizzati possiamo menzionare i poliestere e gli epossidici. I primi (Sintolegno) sono del tutto inadatti per stuccature su oggetti fragili, essendo rigidi e pesanti. Tra le epossidiche la più nota è la Araldite SV 427, ma molto usata è anche la EPO 127. Queste presentano però eccessiva resistenza meccanica per essere inserite in oggetti molto fragili.

La Balsite si presenta quindi come la soluzione ideale al problema della stuccatura delle opere d'arte.